‘A Furriat’e torci

da “Patri di li Grazii Siti” di Arturo Anzelmo (Palermo 2009)


«La processione delle torce» -scrive il Graziano (Canti e leggende.. 1935)- «è preceduta dallo stendardo e dalla banda musicale, i cui componenti procedevano un tempo a cavallo. Seguono in due file circa trecento animali elegantemente bardati e cavalcati dai loro padroni, dei quali ognuno porta una torcia parata con nastri di seta a vari colori, raccolti a cocche o a festoni, con fiori artificiali, con figure del SS. Crocifisso e qualcuna anche con carte monete. Vengono infine altri animali ornati con sonagliera al capo e alla coda, coperti da panno a colore (curigghiuni) e carichi di frumento dato in elemosina al Crocifisso. Legati pel capestro l’uno dopo l’altro in numero di due o più i detti animali sono guidati dai padroni, i quali gettano per le strade ceci abbrustoliti, confetti ed altri dolci». Annotato come «L’offerta del grano si fa in tanti altri paesi per ringraziare il santo del raccolto abbondante e per grazie ricevute» prosegue, «La processione comincia dalla via Umberto I, percorre ogni anno le medesime vie e finisce dinanzi la chiesa di S. Giovanni Battista. Ivi giunto ogni individuo a cavallo si scopre devotamente il capo dinanzi l’immagine del Crocifisso, collocata sulla bara nel centro della chiesa, e si allontana; ma chi guida gli animali carichi di frumento si scopre pure il capo, poi fa il segno della croce e recita a voce bassa alcune preghiere, dopo le quali si segna una seconda volta, si copre col berretto e fatti alcuni giri si allontana. Infine arriva quello che guida la retina composta di sette muli, e dopo aver fatta la solita preghiera comincia i giri che gli animali, già addestrati, compiono parecchie volte in mezzo al silenzio della folla. Ma l’inappuntabilità dei movimenti suscita l’ammirazione della folla, che infine scoppia in applausi ed in battimani diretti al guidatore, il quale, ringraziando col berretto in mano e lanciando con l’altra confetti e dolci si allontana.». Per la considerevole presenza di cavalcature, per l’antico procedere della banda musicale a cavallo, il corteo dovette essere spettacolare. Anche per questo evento, preciso protocollo: sfilavano prima asini e bardotti, muli e cavalli; resisteva l’uso di cunnuciri ’a torcia anche a piedi.
Più avanti, nello stesso capitolo, accenna «infine ad altre antiche usanze della festa le quali» ai suoi tempi erano già «scomparse». «L’usanza più degna di ammirazione e nello stesso tempo più commovente era la processione di alcuni ceti popolari, particolarmente contadini, recanti doni promessi al SS. Crocifisso nel corso dell’anno: agnelli, capretti, piccioni, galline, lana, cacio, denaro, torce di cera ed altro. Tale usanza cessò nella prima metà del secolo scorso, trasformandosi a poco a poco nella processione delle torce, della quale si fa menzione per la prima volta nel 1842.»

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