San GiovanniIMGP0050

DATA: 24 Giugno
LUOGO: Castelbuono
TIPOLOGIA: festa annuale; festa di ringraziamento-propiziazione; popolare

Cosa realmente rappresentasse la festa di San Giovanni per i castelbuonesi di un tempo, è difficile a dirsi. La data del 24 Giugno trasudava, come in una grande esplosione di colori, religiosità, superstizione, magia, sentimenti, legami, tradizioni antichissime ed unione di paese.

La festa non era semplicemente religiosa, così come non era semplicemente  pagana. Ma andiamo con ordine.  La prima cosa da sottolineare nell’antica festa di San Giovanni sarà dunque il carattere devozionale e religioso.

FESTA RELIGIOSA

Come tutte le altre feste del paese, anche quella di San Giovanni si celebrava con l’intronizzazione del simulacro e  il pubblico pellegrinaggio (ì viaggia). Secondo alcune fonti il Santo godeva di una particolare devozione dei contadini, i quali vi si rivolgevano nei bisogni legati alla fertilità della terra. Non è da escludere una possibile processione del simulacro (custodito alla Matrice Vecchia) .

Doverosa la precisazione che la festa religiosa del 24 aveva luogo all’interno del paese, la chiesa di campagna probabilmente celebrava la festa in altra data (come succede per Santa Lucia).

Altra tocco di colore che la festa religiosa assumeva era il dono al Santo di garofani rossi (perché martire) e bianchi (perché puro) e la particolare devozione dei San Giuvannuzzi.

Su queste figure è un dovere morale soffermarsi.  Siamo sicuri che fossero dei bambini vestiti come San Giovanni ma rimane un incognita il perchè di questa pratica. Le  ipotesi sono due: la prima è che essi  indossassero tale costume per voto, così come succedeva in occasione di Sant’Anna fino ad un 30ennio fa, o come (ormai rarissimo) succede in occasione di Santa Rita, Sant’Antonio, Santa Lucia ecc.

La seconda ipotesi è che raccogliessero la cera e le offerte per il Santo formando una sorta di piccola frottola (come alcuni sostengono, piccole frottole di quartiere). A suffragio di questa ipotesi ci sono varie altre feste siciliane e la stessa festa castelbuonese del Cuore di Gesù in cui i bambini conducono per le strade l’Immagine del Sacro Cuore e la festa (estinta) della Madonna della scala.

In ogni caso sappiamo come era formato l’abito. Essi vestivano di una pelle di pecora fatta a tunichetta, o in mancanza di questa di una tunichetta di stoffa bianca, in mano reggevano una croce fatta di canne. Aggiunte all’abito appena descritte erano i cartigli ricamati con le parole (ecce Agnus Dei),raggierine, coroncine di garofani o edera.  Alcuni dei bambini conducevano seco una pecorella o un agnellino e una ciotola (forse in riferimento all’affresco della chiesa). Alcuni una candela, altri zaareddi (nastrini colorati) appese alla croce.

Di questa tradizione è rimasto meno di niente se  non il ricordo appannato, tanto da risultare difficile il riconoscerla come verace e comprovarne l’esistenza fondata.

FESTA DI STRADA

La festa di strada era connessa alla festa religiosa ed era impregnata di una forte religiosità che solo il popolo siciliano sa esprimere fino in fondo.

Per strada, o meglio in ogni strada si “armava a quadara” ossia si bollivano le fave entro grandi pentoloni. Ma questo rito andava oltre il semplice cucinar delle fave. Infatti vi era una preparazione meticolosissima a monte. La gente organizzava per giorni, costruiva l’altarino al Santo o l’arco con l’Immagine circondata d’edera e garofani, raccoglieva la legna e  le fave, preparava la zona per i musici. Era un lavoro comunitario che impegnava l’intera strada e che rinsaldava i legami di vicinato. Davanti all’altarino  o all’Immagine del Santo si recitavano (forse anche nei giorni precedenti la festa) “i raziuneddi” di San Giovanni, le “divuzioni”, le preghiere proprie e si cantavano antiche cantilene. Anche i bambini erano coinvolti in questi momenti di religiosità gestiti in particolar modo dai devoti del Santo.

La sera di San Giovanni si viveva allegramente, mangiando, bevendo e ballando.

 

LE QUADARE

Il rito di accendere fuochi per le strade nei giorni di festa è antichissimo, addirittura pre cristiano. Con l’avvento del Cristianesimo, essi furono assunti come simbolo della vera luce. In molte città e paesi si conserva ancora l’uso di richiarare la notte con questi falò dal sapore magico (le dere di Sant’Alfio, le vampe di San Giuseppe a Palermo ecc…) in altri sono andati perduti (San Michele a Castelbuono).  Sorte diversa subirono le vampe di San Giovanni a Castelbuono.

Intanto è da sapere che nascono dal pio uso di accendere fuochi in ricordo del sacrilegio che Giuliano l’Apostata (361) compì facendo bruciare le ossa di San Giovanni per farne estinguere il culto. Poiché la festa di San Giovanni coincideva con il raccolto si prese a mettere sul fuoco…le fave, come segno di ringraziamento e rito di prosperità. Un motteggio madonito ammonisce i castelbuonesi che per ogni festa trovano cosa mangiare e non hanno dubbi sul bere buon vino.

 

IL RITO DEL COMPARATICO E DEL COMMARATICO

Grande importanza rivestiva il rito del comparatico e del commaratico. Si può dire che era il vero fulcro della festa. A Castelbuono esistono tre tipi di cumpar  e sono

Quello di coppula o birritta (battesimo), quello d’aneddu (matrimonio) e ù cumpar i San Juvann. È proprio quest’ultimo il vincolo più sacro che si possa stringere. Il vincolo più sentito, un vincolo che lega a vita e con una forza indissolubile. Tramite una formula si diveniva compari (tra uomini) o commari (tra donne), praticamente era un presentare la propria amicizia, tramite San Giovanni, a Dio stesso. Una specie di Sacra unione.

Diverso il rito tra uomini e donne.

I primi, vestiti a festa, usavano regalarsi un garofano rosso a vicenda e  recitavano

“cummar e cumpar cù piricudddu quann manciu un vogghiu a nuddu a finuta di

manciar vogghiu tuttu i me cumpari pil d’or pil  d’argent cumpar ora e pi sempr

cumpar ì San Giuvann  cumpar tutti l’ann”.

Qualcuno aggiunge

“’nzocch aviim ni spartiim chiddu c’ammanca l’attruvam” 

Dopodichè s’abbracciavano e mangiavano insieme le fave. Da quel momento il compare diventa un vero familiare a cui si tributano gli onori propri di questi se non maggiori.

Tra le donne vi erano diversi usi per stringere commaratico, ricordiamo ad esempio il bere un sorso d’acqua salata dallo stesso bicchiere proclamandosi cummar

Altre mangiavano un frutto recitando un Credo,  altre ripescavano un anello nell’acqua salata.

Ma il rito più diffuso era quello del capello. Le due prendevano un capello rispettivamente e li intrecciavano insieme facendoli confondere, poi li buttavano via dicendo: “pilu piliddu vattinni o mari mi saluti a ma cummari mi saluti a cchiù bedda cu la cruna (‘nocca) e la zagaredda”.

 

MAGIA E SUPERSTIZIONE

Di grande rilievo durante la festa di San Giovanni era il lato magico. Il Santo ,infatti, gode in tutta l’isola la fama di “addetto alle magie e protettore di queste ultime”. Così nel giorno di San Giovanni si era soliti cercare prognostici. Per esempio sul sesso di un futuro bimbo. Il rito era semplice. Presa una fava la donna gravida la buttava all’indietro… se il primo a passare dopo l’atto era un uomo il bimbo sarebbe stato maschio, se era una donna sarebbe stato femmina.

Prognostici si cercavano di cogliere anche sul raccolto e sulla vita in generale. Ciò succedeva a Castelbuono così come nel resto della Sicilia (basta ricordare Marsala o Alcara li Fusi).

Altro lato importante era quello del tramandare le antiche formule per le varie malattie (come  suli, ucchiatura, scant, viirm, criu). Si credeva infatti che nella notte di San Giovanni così come nella Notte di Natale si potessero tramandare senza il rischio di perdere l’efficacia.

Chi poi voleva fare i vermi con successo doveva (e in molti lo fanno) prendere un verme e nella notte o nel giorno di San Giovanni schiacciarselo tra i palmi delle mani.

I PILUSEDDI:  i piluseddi sono uno dei tanti riti di divinazione compiuti in questo giorno. se ne conoscono due modalità( una l’ho scoperta grazie alla testimonianza di una ragazza l’altra indagando con gli anziani dopo) la prima modalità consiste nel preparare tanti bastoncini di legno con attorcigliato un fogliettino di carta tagliato  strettissimo di cui rimangono solo pendenti i due capi. una volta ottenuto u piluseddu si impugna (uno o più di uno) e chiesta prima la grazia per l’anima (razia di l’arma) si chiede la grazia per cui si sta compiendo il rito, segue un gloria al padre e una preghiera rivolta al Santo. subito dopo si prendono i due estremi di carta e si prende a tirare… se la carta è sciolta (spezzata in due) la cosa chiesta avrà luogo. altra modalità di piluseddu è con lo spagno e il chiodo. si  pianta un chiodo ad una parete, preferibilmente con un immagine del santo, e vi si attorciglia dello spago. per tutto il tempo della novena di san giovanni lo spagova bagnato accuratamente….se il giorno della festività lo spago sdrotolato risultera rotto o pronto per rompersi la grazia avrà luogo

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