(foto e testo di Enzo Mafale)

MANDANICI (ME): FESTA DI S. DOMENICA V. e M. DI TROPEA
FESTA LITUGICA 6 Luglio
FESTA ESTERNA Seconda Domenica di Agosto

IL PAESE
Mandanici è un piccolo Comune del versante Ionico dei Peloritani, posto, a 417 metri sul livello del mare, alle falde di monte Cavallo e di Pizzo Ilici, ed alla confluenza dei torrenti Cavallo e Dinarini. Conta una piccola frazione, Badia, allocata tre chilometri prima e prende il nome dall’antico cenobio basiliano che è vicino.
Ha certamente origini greche, in quanto quelle romane sono state accertate dal ritrovamento di monete di quei periodi. Nulla sappiamo invece circa le sorti di Mandanici in epoca bizantina.  Mentre in epoca araba fu tenuto in grande considerazione, probabilmente per il fatto di stare in un punto nevralgico per il controllo militare del territorio messinese. Infatti  i normanni, che nell’anno 1100, si sostituirono agli arabi lo trovarono fortificato. La politica normanna diede grande impulso ai cenobi sorti a livello di eremitaggio in Sicilia, così il Conte Ruggero, fondò un’abbazia a Mandanici per ringraziare la Madonna, col titolo dell’Annunziata.

LA PATRONA: S. Domenica V. e M. di Tropea
Santa Domenica nacque a Tropea verso la fine del III° sec. d.C. da Doroteo e Arsenia, nobili cristiani di origine greca. Dopo parecchi anni di matrimonio non avevano avuto figli e la supplicavano dal Signore con preghiere, digiuni, elemosine e in breve tempo la loro vita venne allietata dalla nascita di una bella bambina che, siccome nata di domenica e soprattutto perché donata in modo eccezionale da Dio venne chiamata Domenica, Kiriakh, cioè “del Signore”.
Domenica crebbe in grazia e santità e in breve tempo offrì tutta sé stessa a Gesù.
In quel periodo culminava una delle più terribili persecuzioni pagane contro i cristiani, quella ordinata da Diocleziano Augusto e Domenica e i suoi genitori vennero denunciati come cristiani al Proconsole di Calabria, Ilariano, che li condusse dinnanzi all’imperatore per essere giudicati. Questi dapprima rimasto colpito dalla singolare bellezza di Domenica si mostra con dolcezza consigliandola ad abiurare la fede per l’ idolatria, ma ottenendone un netto rifiuto, ordina che i tre vengano flagellati per le vie della città e che i suoi genitori vengano deportati in Mesopotamia per essere decapitati.
Ma tutto fu inutile, Domenica continuava con più forza a professare la sua fede.
Diocleziano, ben presto, dovette andare in oriente per risolvere alcuni problemi relativi all’ impero e cedette l’ occidente al Cesare Massimiano.
Questi provò a incuterle spavento, ma la nostra Eroina, con poche parole suggerite dallo Spirito Santo, confuse e ammutolì l’ imperatore che sentendosi deriso chiamò una donna d’ infame mestiere e le chiese, con larghe promesse di doni, di corrompere in Domenica l’ innocenza verginale e portarla all’ apostasia. La detestabile donna, avendo un certo debole per l’ imperatore, accettò subito, ma rendendosi conto che tutti i tentativi di corrompere Domenica si rivelarono inutili, la riportò da Massimiano. Questi non sapendo più cosa farne, la ricondusse da Ilariano, che la sottopose ai più crudeli tormenti: fu condannata al rogo ma il Signore la guarì miracolosamente dalle piaghe; venne condotta al tempio di Giove per adorare gli dei, ma con molta indifferenza Domenica tracciò un segno di croce scatenando una terribile scossa che ridusse tutto in frantumi uccidendo anche il Proconsole. Si tentò un’ ultima prova: venne condannata al supplizio “AD LEONES”, ma le belve le si accovacciarono ai piedi leccandoglieli. Vista la vittoria sui tanti tormenti e il popolo che si convertiva sempre più alla fede cristiana, venne infine condannata alla decapitazione.
Era il 6 Luglio 303.
Domenica venne condotta fuori le mura di Nola e dopo aver ringraziato il Signore per averla resa degna di patire per Lui e implorando il perdono per i suoi persecutori, porse il capo al carnefice che d’ un sol colpo lo recise coronandolo di glorioso martirio.
Gli angeli presero allora umane sembianze, raccolsero il corpo della Martire e lo trasportarono miracolosamente a Tropea, sua patria, dove ancora oggi riposa circondato da grandissima venerazione.
Il culto di S. Domenica a Mandanici
L’avvento dei monaci basiliani nella abbazia di S. Maria Annunciata ha sicuramente significato la restaurazione delle pratiche del culto cristiano, affievolite durante il dominio arabo. Fu senza alcun dubbio una nuova era per l’intera vallata di Mandanici.
Il culto alla Martire di Tropea, infatti, benché diffuso in Occidente prevalentemente in Calabria e nella Sicilia nord-orientale, è molto diffuso nella Chiesa Orientale, dove Santa Domenica viene venerata sotto il nome greco “Kyriaki”, contribuendo a ciò il martirio subito da Doroteo e Arsenia, genitori di Lei, in Armenia dove secondo la tradizione furono deportati.
Non escludendo del tutto la possibilità che nella terra di Mandanici prima dell’avvento dei Normanni un culto bizantino fosse rivolto a Santa Domenica, anzi per essere più corretti a Santa “Kyriaki”, fu decisivo per la diffusione della venerazione alla Martire il monachesimo basiliano che, come dicevamo, proprio a Mandanici dal 1100 ebbe una delle sue più importanti sedi del litorale ionico della Sicilia nord-orientale con l’abbazia di S. Maria Annunziata. E’ il secolo XII, dunque, l’epoca in cui S. Domenica diventa Patrona di Mandanici con la costruzione di un tempio a Lei dedicato.
Nel 1737, sentendo il bisogno di rendere più viva la venerazione dei fedeli verso la loro Patrona, don Sebastiano Miceli, arciprete di Mandanici, ottiene da “Ianuarius Guglielmino” Vescovo di Tropea un “reliquiario d’argento” contenente “un pezzetto di colonna alla quale fu flagellata e martirizzata” S.Domenica. Il sacro cimelio è ancor oggi custodito nel Duomo e venerato con fede dai mandanicesi nei giorni della festa della Patrona.
Circa le tradizioni sacre legate al culto della Protettrice possiamo fare menzione di una antica usanza praticata anche a Realmonte in onore della martire Lucia. Sembra infatti che per ricordare l’atroce martirio che subì la nostra Santa, un tempo si usava accendere un fuoco nella piazza della Matrice la sera del 5 luglio, vigilia della festa: si voleva richiamare molto probabilmente la “Carcara”, fornace nella quale Domenica venne gettata uscendone illesa o il rogo al quale venne appesa per i capelli.
Nei forti temporali che duravano giorni e giorni senza tregua, veniva posto il simulacro di S. Domenica sulla “vara” e solennemente esposto sul sagrato della chiesa Madre: la furia della pioggia cessava. Anche per la posizione di Mandanici posta tra due torrenti “Cavallo” e “Dinarini”.

Attualmente Mandanici festeggia la sua Patrona, S. Domenica, il giorno della sua festa liturgica, preceduta dalla novena, il 6 Luglio, con una solenne Celebrazione Eucaristica e rimanda i festeggiamenti esterni alla seconda domenica di Agosto con la processione del bellissimo ed artistico simulacro secentesco della Santa portato a spalla per le vie del paese e animata dal suono della banda, canti, preghiere e dai fuochi pirotecnici…

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