AUGUSTA-SR- FESTEGGIAMENTI IN ONORE DI S.RITA DA CASCIA
(Chiesa del Carmine)

(testo e foto di Marcella Spanò) 

Da oltre un secolo Augusta venera con impressionante fervore la santa taumaturga di Cascia.

Il culto a Santa Rita fiorisce nella Chiesa del Carmine sul finire del XIX secolo, ancor prima della canonizzazione della Beata Rita da Cascia, molte guarigioni miracolose ottenute per sua intercessione ne facevano sempre più conoscere la figura straordinaria di donna di madre e religiosa cosicché il 22 maggio, giorno della festa, veniva esposta nella chiesa del Carmine un pregevole simulacro in cera appartenente a una locale famiglia che, sperimentato il potente aiuto ne zelava il culto con fervore.

Dopo la canonizzazione la devozione alla santa crebbe sempre più cosicché, due anni dopo le venne dedicata la prima semicappella a destra dell’altare maggiore del Carmine, collocandovi l’anno successivo una bella tela appositamente realizzata opera del valente pittore modicano Orazio Spadaro, datata per l’appunto 1903.

Nell’immediato dopoguerra fu cura del rettore del tempo Don Carmelo Liggeri dare ancor maggiore impulso ad una devozione popolare che, sgorgata spontaneamente, dilagava coinvolgendo l’intero paese nella devozione a S.Rita.

Nel settembre 1948 giunse ad Augusta lo splendido simulacro ligneo realizzato ad Ortisei che sostituì il quadro della santa, contemporaneamente venne istituito il Pio Sodalizio di S.Rita, e si diede maggior risalto ai festeggiamenti, solennemente predicati ed arricchiti, a partire dagli anni ’50 del secolo scorso, dalla benedizione delle prime automobili e motociclette che si andavano diffondendo tra gli augustanesi nel clima di ritrovato benessere economico dopo il triste periodo bellico.

Al giorno d’oggi i festeggiamenti a S.Rita prendono il via a febbraio con i 15 Giovedì in onore della santa, al termine della liturgia Eucaristica vengono recitate la tradizionale Coroncina ed il rosario ritiano.

La festività del 22 maggio è preceduta dal solenne triduo predicato; dal 19 maggio il veneratissimo simulacro di S.Rita, rivestito dei preziosissimi ex-voto che lo ricoprono interamente, viene solennemente esposto nell’altare maggiore, mentre una gigantografia dell’urna con il corpo incorrotto della santa funge da paliotto d’altare; tanti appuntamenti si susseguono durante i tre giorni di preparazione alla festa, tra essi la benedizione degli abiti di voto, l’affiliazione al Pio Sodalizio a mezzo della “ Medaglia di S.Rita”, la solenne celebrazione liturgica dedicata ai malati, la benedizione e distribuzione ai fedeli dei panini “ Rose di Rita”, la distribuzione dei petali benedetti ed essiccati dell’anno precedente ecc., tuttavia il momento più emozionante è la celebrazione vigilare chiusa dal canto del “ Transito “ della santa, al termine, mentre le campane suonano a festa ricordando l’ingresso nella gloria celeste di S.Rita, i fedeli si avvicinano compostamente e con grande commozione all’altare per il bacio della preziosa reliquia ex-ossibus della santa taumaturga.

Il giorno della festività le prime due S.Messe vengono celebrate nella Chiesa del Carmine,  al termine della seconda Messa, il simulacro viene portato in piazza Carmine per la benedizione delle rose di una straboccante folla di fedeli che non ha possibilità di entrare in chiesa gremita oltre l’immaginabile; proprio questa impressionante folla di fedeli che si accalca nella piazza e nell’antistante via, ha indotto il nuovo arciprete ad istituire una S.Messa celebrata nella Chiesa Madre, così dopo la trionfale uscita sul sagrato di Piazza Carmine la folla dei devoti accompagna in processione il simulacro di S.Rita in Chiesa Madre per la solenne celebrazione liturgica conclusa dalla recita della Supplica, al termine della funzione, nell’uscire del corteo processionale in Piazza Duomo, avviene la tradizionale benedizione delle autovetture, prima del rientro nella Chiesa del Carmine.

Nel pomeriggio la funzione vespertina è preceduta dalla recita del S.Rosario e dal canto della Coroncina di S.Rita, al termine della liturgia Eucaristica avviene l’ultima benedizione delle rose, infine il venerato simulacro viene esposto sul sagrato della chiesa per il commovente “ saluto” dei tanti devoti che non sono riusciti ad entrare in chiesa.

Al rientro la venerata effige è riposta nella sua cappella tra i canti e gli interminabili applausi dei fedeli presenti.

1 Response to “Santa Rita ad Augusta”


  1. 1 Vincenzo Maddaloni 18 novembre 2011 alle 18:51

    PERDONO PER AMORE DI CRISTO
    GRANDE INSEGNAMENTO EVANGELICO DI SANTA RITA

    La perla dell’Umbria nacque nel 1370/71 a Roccaporena, uno dei verdi castelli soggetti a Cascia, da un atto d’amore vissuto da Antonio LOTTI con sua moglie Amata, della quale s’ignora il cognome.Venne battezzata nella chiesa di Santa Maria della plebe. Le fu imposto il nome di Margherita, ma tutti la chiamarono Rita.
    Crebbe sotto le attente cure dei genitori, ma soprattutto del Signore. Il sereno ambiente familiare e religioso concorse a fomentare in Rita, fin dalla giovane età, la vocazione monacale. I genitori, però, poiché anziani, preferirono farla sposare, per averla vicino e poter avere in famiglia l’appoggio di un uomo.
    Così, ella, nel 1387/88, per rispetto ed obbedienza, si unì in matrimonio con un giovane del luogo di nome Paolo, figlio di Ferdinando Mancini.
    Rita era buona, umile, religiosa, caritatevole ed abituata a compiere serenamente il proprio dovere. Paolo, invece, come scrive Padre Agostino Cavallucci, autore della prima biografia della santa scritta nel 1610, era “un uomo feroce” che “atterriva nel parlare e spaventava nel conversare.”
    Ma la giovane e amorevole moglie “con lui seppe talmente conversare che lo rese umile e timorato di Dio” tanto da creare “un’armonica convivenza familiare da tutti ammirata.” L’eroica Rita conduceva una vita semplice e laboriosa: educava cristianamente i figli, gemelli, Giangiacomo e Paolo Maria, si occupava con amore dei vecchi genitori, attendeva alla cura della casa e dell’orto, rasserenava e ristorava il coniuge al rientro da una giornata non sempre tranquilla.
    Ma una sera… Era una sera del 1401, quando qualcuno bussò alla porta di casa annunciando che Paolo, tornando da Cascia, in prossimità dei Roccaporena, era stato assalito ed assassinato. Era disarmato. Non tentò neanche una minima difesa. Rese tutto più facile ai suoi assassini.
    Rita accorse con i figli sul luogo del delitto. Ivi, superato il primo smarrimento, espresse cristianamente il suo perdono per coloro che si erano macchiati di tale delitto. Nonostante fosse afflitta per la grave perdita, esortò anche i suoi figli a perdonare coloro che li avevano privati del genitore.
    Perdonare per realizzare la pace in quella terra travagliata dal desiderio di vendetta a catena. Perdonare per amore di Cristo. Perdonare per seguire l’insegnamento evangelico e darne umile testimonianza. Perdonare per interrompere la tradizionale vendetta a catena. Interruzione alimentata non più dall’odio, ma dall’amore evangelico.
    Ad un anno dalla morte di Paolo, morirono anche i figli, l’uno dopo l’altro. Con loro morì anche l’eventuale desiderio di vendetta. Nel giro di un anno Rita perse tutta la sua famiglia, rimanendo sola. A 30 anni, ancora giovane e forte e capace di amare, sentì riemergere dal profondo del suo cuore la vocazione monacale. Pertanto, si recò a Cascia, dove bussò al monastero di Santa Maria Maddalena, chiedendo alla madre Badessa di essere ricevuta come monaca agostiniana, per vivere il Vangelo alla maniera del Santo Padre Agostino, con amore, umiltà ed amicizia.
    Fu amorevolmente respinta dalla Badessa non tanto perché vedova, quanto perché il marito era stato appena assassinato: troppo recente era l’omicidio e, quindi, ancora vivo l’odio ed il desiderio di vendetta da parte dei familiari di Paolo.
    Rita si adoperò con ogni mezzo per far rappacificare i parenti di Paolo con quelli dei suoi assassini. Pregò intensamente Colui che dona la pace. E la pace avvenne… Riuscì a farli incontrare prima davanti ai “ pacieri” e, poi, in chiesa, dove la fine delle ostilità venne suggellata con un abbraccio.
    Successivamente Rita venne accolta nel monastero, dove visse per 40 anni. L’opera pacificatrice di Rita offrì un esempio che rimase profondamente impresso nella mente e nel cuore dei suoi contemporanei; esempio che ancora oggi è condiviso ed imitato da milioni di devoti della perla dell’ Umbria sparsi in tutto il mondo e che annualmente si recano a Cascia per venerarla nel suo primo Santuario edificato in suo onore, dove vengono accolti con familiarità dai Frati e dalle Monache agostiniani, confratelli e consorelle di Santa Rita, la Santa delle cose impossibili.

    VINCENZO MADDALONI


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