(17-27 luglio)

(foto e testo a cura di Angelo Cucco)

LA NOVENA 
Storia:la tradizione castelbuonese della novena e soprattutto la festa della Maddalena, traggono origine comune dagli eventi del gennaio 1615.
Già da 12 anni il paese soffriva per la “mancanza” del Sacro Teschio di Sant’Anna, trafugato nel 1603 da un certo Fra Giovanni da Tusa. Quest’ultimo, prigioniero dentro il castello, ottenne per intercessione del Padre Provinciale di poter vagare liberamente per il castello e dare una mano nella cappella privata dei principi. Fra Giovanni si finse pazzo e rubate le Reliquie del Sacro Teschio sparì. Il 25 luglio 1603 o 1604 il Principe Giovanni III Ventimiglia aprì, alla presenza di nobili e forestieri, il cofanetto che conteneva la Reliquia e lo trovò vuoto. Lo sgomento crebbe enormemente. Le Reliquie del Teschio erano in possesso dei Ventimiglia ormai da secoli e già da 150 anni era custodita nel castello di Castelbuono (dopo che un avo, Giovanni II, aveva ivi trasferito la corte marchionale, la Sacra Reliquia e la capitale del feudo abbandonando Geraci). si cercò subito fra Giovanni e lo ritrovarono a Messina, ma morente, e disse “Santa Lucia” solamente. Fu rovistata a fondo la contrada che, a Castelbuono, porta questo nome, ma non fu rinvenuto nulla. Per dodici lunghi anni furono vane le ricerche. Nel dicembre 1614 fra Francesco, virtuoso cappuccino in fama di Santità, profetizzò alla principessa che la Reliquia sarebbe stata rinvenuta anche se lui non avrebbe potuto rivederla, e ammonisce i principi di tenersela cara che è cosa preziosissima.
Muore fra Francesco e la profezia si avvera: il 22 gennaio 1615 nel convento di Santa Lucia del Borgo, in Palermo, un frate nato zoppo e che si curava dell’orto mandò in profondo un colpo di zappa e rinvenne una cassa; appena prese le parti di teschio ivi custodite fu guarito dall’infermità. Si susseguirono i miracoli ed eventi straordinari che incuriosirono non poco l’inquisizione. Grazie all’interesse dell’Abate di Santo Spirito, il Ventimiglia seppe del ritrovamento (l’abate era stato l’unico a saper decifrare la scritta greca posta sul Capo) e con 200 cavalieri si presentò davanti al palazzo dell’Inquisitore reclamando la Reliquia.
Un altro miracolo accompagnò l’uscita del Principe da Palemo, pronti i cavalieri regi ad attaccarlo si armò il cielo per farli arrestare: un forte temporale ferrò i regi soldati mentre i nostri riuscivano ad uscire tranquilli da Palermo.
Nove furono i giorni di festeggiamenti per viaggio prima di giungere finalmente a Castelbuono.
Sarà chiaro ora che il 22 luglio (Santa Maddalena) altro non ricorda che il 22 gennaio, data del ritrovamento e i nove giorni di novena ricordano i nove giorni di festa in viaggio.
Cosa accade dal 17 al 24 luglio: la novena di Sant’Anna si articola in due momenti: le celebrazioni mattutine e  la processione serale.
La mattina sia nella cappella di Sant’Anna (dentro il castello, dove è custodita la Reliquia ) sia nella chiesa della Santissima Trinità (dove è custodita la statua) sono celebrate due messe precedute dalla recita delle “allegrezze” e dai canti in onore alla Santa Patrona.
Ogni sera alle ore 21,00 in punto una statua a grandezza naturale della Santa è condotta in processione per le vie e i vicoli del paese. La processione è partecipatissima, una grande folla di devoti precede e segue la Santa; tra questi spiccano il gran numero di bambini con i “coppi” in mano (particolari luminarie che ricordano il ritrovamento del Corpo di Sant’Anna in Francia dopo che era stato nascosto per preservalo dai turchi) e la folla di devoti a piedi scalzi.
La processione parte dalla chiesa della Santissima Trinità e qui torna circa un ora e mezza dopo. Al termine della “frottula di Sant’Anna”, ogni sera, vi è l’attesissima benedizione eucaristica.
L’itinerario porta i devoti ad attraversare vicoli strettissimi o archi bassi, o strade a scale, ed è veramente particolare vedere la Santa ora abbassarsi raso terra, ora portata a braccio, ora inclinata.
Giorno 25 luglio la novena è solo mattutina.

GIORNO 22
All’alba della festa di S. Maddalena vengono sparati sotto il balcone della sagrestia del castello 22 colpi di mortaretti a mò di cannone, ad indicare che la festa sta per entrare nel vivo e a ricordo del ritrovamento miracoloso della Reliquia.
È uso di molti alzarsi al primo sparo o vederli dalla piazza e, mentre le campane suonano a distesa, andare a piedi scalzi fino in Cappella.
Ai botti si attribuisce la particolare proprietà di cacciare rondini e pulci.
Allo scoppio dei colpi gli anziani recitano la famosa “scatta lu ‘nfernu triunfa Maria! Evviva a Matri Sant’Anna”!!!

Giorno 25 è forse il più atteso dai castelbuonesi: è il giorno dell’apertura della grata e per tutta la giornata si respira un’aria di festa e di gioia indescrivibile.
La mattina si conclude la novena con le affollatissime celebrazioni eucaristiche. Al termine dell’ultima messa parte il piccolo corteo della “bandizzata” della festa: un gruppetto di bambini accompagna il “tamburinaio” (trampianru) e il banditore (vanniaturi, che annuncia l’apertura della festa solenne in siciliano) per le vie del paese, distribuendo immagini della Santa e i programmi della festa; dubito dopo, grande festa con il corteo degli sbandieratori.
Per l’intera giornata si susseguono i giri della banda musicale e continui sono anche i pellegrinaggi alla chiesa della Santissima Trinità, dove sono esposti accanto a Sant’Anna le statue vestite di San Gioacchino e Maria Bambina.
Nel pomeriggio l’adrenalina cresce: alle ore 18.00 in punto, dal castello, parte il corteo storico. Il complesso cerimoniale delle chiavi (le uniche che possono aprire i tre catenacci a combinazione che proteggono la Reliquia della Santa Patrona) è appena iniziato. La prima sosta è al municipio: dietro al principe si accoda il mazziere seguito dal sindaco con le chiavi, le autorità municipali, parte del comitato e gli invitati. Il corteo prosegue fino a piano Matrice dove il sindaco consegna le chiavi all’arciprete che lo attende con il vassoio d’argento in mano. Dopo la consegna il corteo continua a sfilare per il tradizionale percorso delle processioni.
Quest’anno la parte rievocativa del corteo è stata notevolmente arricchita arrivando a contare più di 80 figuranti in costume. la sfilata s’apriva con il tamburinaio seguito dal drappello dei lancieri a cavallo, dietro gli sbandieratori. ancora dopo le delegazioni dei sette quartieri storici castelbuonesi con la rappresentanza dell’antico mestiere (popolani con abiti e strumenti), la dama dell’arte (teatro, poesia, musica….ecc.), le coppie nobili; chiudeva il corteo storico la corte principesca con i cavalieri, il Vescovo, le damigelle e la coppia dei Principi.
Al castello una folla incredibile attende l’arrivo delle chiavi; solo quando il corteo sarà arrivato infatti si potrà accedere alla cappella per vedere l’apertura della grata e l’uscita di Sant’Anna dalla cameretta.
Non appena l’arciprete fa il suo ingresso al castello, la gente comincia la sua corsa verso il terzo piano. Momenti indimenticabili in cui l’adrenalina cresce a dismisura: giovani, bambini, anziani, tutti corrono con il cuore in gola verso la Cappella Palatina, verso Sant’Anna.
Quest’anno per consentire a più gente possibile di vedere l’apertura è stato predisposto uno schermo gigante in una grande sala del castello (sala del principe).
Prima dell’apertura un gruppo di musici devoti ha intonato un inno, ritrovato, riscoperto e ri-musicato, a Sant’Anna.
La cappella stracolma di gente diviene muta non appena il mastro (che ha ricevuto in consegna le chiavi) comincia le operazioni di apertura: l’emozione cresce ad ogni giro di chiave, poi finalmente la grata si apre, si apre anche l’anta con il vetro e… rieccola! dopo un anno la Madre Sant’Anna torna tra i suoi devoti. Lacrime, preghiere, gridi di evviva accompagnano il lunghissimo applauso che investe l’interno e l’esterno del castello, i mortaretti risuonano nell’aria, la banda suona a festa, le campane a distesa….è festa!
Il reliquiario è aperto e svuotato dell’ovatta che sta a contatto con le reliquie del teschio tutto l’anno. Questo cotone sarà distribuito in piccolissimi frammenti ai devoti davanti la porta del castello. Lo si conserverà per sempre.
La sera il vespro solenne saluta il giorno che tramonta, ma i pellegrinaggi si protraggono fino a tarda notte

26 LUGLIO
Giorno 26 è costellato da una miriade di affollatissime celebrazioni eucaristiche sia in cappella sia nella chiesa della Santissima Trinità. Anche i pellegrinaggi sono continui: è un giorno di riflessione e preghiera in cui Castelbuono si stringe attorno alla Santa Patrona.
Nel tardo pomeriggio ha luogo il tradizionale “Giro Podistico Internazionale Città di Castelbuono”, che si avvia ormai al centenario; anche questa manifestazione è molto seguita dai castelbuonesi.
Alla sera spettacoli con comici e cantanti che allietano la gente, mentre tradizionale rimane la “furriata delle logge” (giro tra le bancarelle).

GIORNO 27
L’ultimo giorno di festa è anche il più sentito dai castelbuonesi, che lo consacrano, più degli altri, alla spiritualità. Le SS. Messe in Cappella sono continue e alle ore 10,30 si celebra al S. Messa delle autorità civili.
I pellegrinaggi e le offerte di fiori, cera ed oro si moltiplicano in quest’ultimo giorno di festa. La mattinata trascorre tra funzioni religiose, sparo di mortaretti e banda musicale.
Nel primo pomeriggio, alle ore 15,00 si procede all’addobbo dell’antichissima “vara” della Patrona, allestita nel cortile del castello. Verso le ore 16,00 “i mastri di vara” si chiudono in cappella per adornare e ripulire il reliquiario. Subito dopo a braccio lo conducono giù fino al cortile, preceduti da due bambine con le candele. Dopo le procedure di sistemazione dell’Urna, la “vara” viene posta al centro del cortile e i pellegrinaggi si moltiplicano. Il centro nevralgico della festa si sposta dalla Cappella (disadorna) al cortile.
Nel pomeriggio è pia usanza castelbuonese compiere  “ù viaggiu” fino al cortile e sostare qualche minuto in preghiera, ringraziando la Santa per le grazie ricevute. Il tradizionale Rosario di “svavisi” è tornato a risuonare tra le pietre del castello.
Intanto alla Matrice Nuova i confratelli della Congregazione del Santissimo Sacramento si adoperano ad allestire la “vara” del Beato Guglielmo da Polizzi (Compatrono), di cui si custodisce l’intero corpo.
All’Oratorio del Rosario, invece, si procede alla sistemazione e al montaggio della grande “vara” della Madonna del Rosario.
Alle ore 20,00 circa la prima processione conduce l’Urna del Beato Guglielmo al castello.
Subito dopo cominciano ad arrivare le confraternite, alcune delle quali processionalmente.
Alle ore 20,45 una seconda processione, preceduta dalle “maschiate” di rito, conduce il gruppo statuario della Madonna del Rosario nei pressi del castello: la Madonna del Rosario non può, per antica tradizione, varcare l’arco d’ingresso alla piazza Castello, e rimane quindi fuori.
Alle ore 21,00 in punto parte la solenne processione. La prima congregazione a sfilare è quella dedicata a S. Anna in segno di festa. Dietro si susseguono tutte le 17 confraternite castelbuonesi con le rispettive insegne (stendardo e misteri).
La processione è lunghissima, poiché vi partecipano tutti i confratelli nel tradizionale abito scuro a maniche lunghe coperto dall’abitino (bavero che indica la confraternita d’appartenenza).  Il primo Santo a sfilare è il Beato Guglielmo, segue la Madonna del Rosario accompagnata dalla compagnia maschile, dalla contrazione femminile, e dalla banda musicale chiamata per l’occasione. Infine sfila la “vara” di S. Anna preceduta dal clero. La partenza di quest’ultima è salutata da potenti “maschiate” e giochi d’artificio. Dietro alla Santa sfilano le autorità, seguite dalla banda e dai numerosissimi devoti a piedi scalzi. Per tutti vige l’obbligo dell’abito scuro.
La coda della chilometrica processione fa appena in tempo a passare per via Sant’Anna che la testa è già di ritorno verso il castello.
Per la strada la gente para i balconi a festa con coperte e luci, tutte le chiese sono aperte e le campane suonano a distesa.
Momenti salienti della processione sono:
1) il passaggio dalla chiesa di San Francesco, dove c’è il picchetto d’onore, essendovi all’interno della Chiesa le tombe  dei Ventimiglia.
2) il passaggio dalla chiesa del Collegio, dove la “vara” della Santa entra e subito dopo riesce in processione.
3) la “pace” in via Sant’Anna, quando la “vara” della Madonna incontra la “vara” con Sant’Anna. In questo momento, vuole la tradizione, Sant’Anna affida i castelbuonesi alla Figlia ricordando l’antico legame fra Castelbuono e la devozione mariana.
4) ritorno al castello: l’urna della Santa Patrona è accolta da un fragoroso e caloroso applauso coronato dalle grida di giubilo “EVVIVA A MATRI SANT’ANNA!” e dai fuochi d’artificio.
Dopo il rientro al castello molto sentita è la benedizione con la Reliquia dal balcone della Sagrestia. Il popolo affolla la piazza e le vie circostanti e fa sentire il suo “Arrivederci” con un lungo e amoroso applauso costellato sempre dagli evviva, dal suono della banda e dal fragore di altri giochi d’artificio.
La cappella si riempie nuovamente per il saluto finale alla Santa per la chiusura  nella nicchia.
Segno finale della festa i fuochi d’artificio a tarda notte.

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