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DATA: 1-13 gugno
LUOGO: Castelbuono
TIPOLOGIA:  Annuale; festa di confraternita con concorso popolare

(Testo e foto di Angelo Cucco)

l’istituzione del culto:

la tradizione lega strettamente l’inizio della devozione al Santo Padovano al suo passaggio, che sarebbe avvenuto nel 1222. La visita del Santo in sicilia e i conventi che visitò sembrano confermare la leggenda che tuttavia si articola ulteriormente. Antonio si stava recando al martinetto di Castelbuono, aveva infatti fondato un convento a Cefalù (ancora oggi esistente) e serviva una campana. ivi giunto, non potendo pagare, chiese in dono la campana che non gli fu accordata. il santo però insistette e il proprietario, deridendolo, lo sfidò invitandolo  a portarsela sulle spalle. qualora ci fosse riuscito la campana sarebbe stata sua. Lo fece tra lo stupore di tutti! scelta la più grande e bella, inserì il bastone nei manici e caricatola andò via. Giunto però ove ora sorge la chiesa di San  Francesco si fermò esausto a pregare davanti all’edicola della Madonna di cui era devotissimo, lasciando sul marmo l’impronta delle sue ginocchia!

non sappiamo se il passaggio di quell’umile frate fu veramente l’inizio di una devozione… tuttavia nel luogo tradizionalmente indicato come il luogo dove si inginocchiò sorse una cappella già a partire dal trecento.

sicuramente il culto fu tenuto vivo dall’arrivo dei Frati minori che si stabilirono nella chiesa-convento di San Francesco all’Immacolata, alla chiesa del Soccorso e poi anche al convento di Sant’Antonino Martire. la simpatia di cui godevano i francescani  tra la gente portò Antonio ad essere tra i Santi più invocati a castelbuono tanto da figurare, con quelche sua immagine in tutte le chiese del paese. anche i frati Cappuccini si adoperarono per tener vivo il culto, specialmente perchè la loro chiesa si trovava su una via centro di un  ”rito” di cui parleremo più avanti.

Le effigi del Santo:

effigi di Sant’Antonio, come dicevo, se ne conservano parecchie. tuttavia vorrei sottolineare una mia perplessità riguardante proprio la chiesa di San Francesco (centro della devozione).  mi chiedo infatti se non vi fosse una statua di culto più antica andata perduta dopo la sostituzione con l’attuale (quella posta nella cappella intendo). tuttavia le attuali statue del Santo sono almeno 4:

1. la statua del Mausoleo, effige ufficiale prima dell’acquisto della statua nuova

2. la statua “nuova” posta nella chiesa di San Francesco.

3. una statua novecentesca custodita nella chiesa di Sant’Antonino

4. una statua di Sant’Antonio che dona il pane custodita nell’androne delle figlie della croce

5. una statua di Sant’Antonio dovrebbe essere ancora custodita dalle figlie di Maria

Diverse le tele e i quadri che lo raffigurano. tra le più belle ricordo il Sant’Antonio della chiesa dei Cappuccini, l’affresco sulla colonna della matrice vecchia, l’affresco della Madonna con i Santi Antonio e Francesco da Paola (nella stessa chiesa) e la tela, recentemente restaurata di Sant’Antonino martire.

le tradizioni festive

a tridicina

le due chiese che festeggiano il Santo (sant’Antonino e San Francesco) celebrano anche la tredicina in suo onore. alla recita della “coroncina” segue la Santa Messa. la chiesa di Sant’Antonino alleste per l’occasione un piccolo altarino sul quale un tempo, oltre alla grande tela, era esposta la statua del Santo. la coroncina attuale sostituisce un rosario alquanto complesso che non rispettava i criteri dei tradizionali rosarii dialettali.

nella chiesa di San Francesco è innalzato sull’altare maggiore la statua del Santo.

si crede che il clima divenga piovoso proprio nei giorni della tredicina.

u passu

una tradizione che forse dovremmo annoverare tra le “scomparse” è quella del “passaggio”. la notte del 12 ( se non per tutta la tredicina) la gente che abitava la strada che congiunge la chiesa dei Cappuccini al piano di San Francesco, usava accendere un lume alla finestra per rischiarare il passaggio al Santo. si commemorava così la tradizione del passaggio del Santo per quella strada. la consuetudine aveva luogo solo e soltanto se il 12 non cadeva di venerdì.  probabilmente il divieto era dovuto all’antica pratica (poi scomparsa) di seguire un itinerario simile con la via Crucis ogni venerdì. oggi è sempre più raro vedere un lume acceso alla finestra…

a vampa

dalle testimonianze di alcuni anziani apprendo che davanti la chiesa di San Francesco era, ai tempi dei loro padri, allestita una piccola vampa in onore al Santo. le ceneri di tale fuoco erano sparsi tra i campi.

u panuzzu

sempre vivo l’uso di preparare ingenti quantità di pane che, benedetto, verrà distribuito ai devoti il giorno della festa. è detto u pani i Sant’Antoniu.

con lo stesso termine è designato il voto, fatto al Santo, di dar una quantità di denaro (anticamente farina o pane) per sfamare gli orfanelli.

l’artari

era uso di alcune famiglie, così come più largamente accadeva per San Giuseppe, allestire una tavola (artari) ricca di cibi in onore al Santo. a sfamarsi a questa tavola dovevano essere i ”puvireddi” in numero variabile. dopo il pranzo rituale dei puvireddi, coccolati per un intero giorno e a cui si dava anche pane per casa (i gigghiuzza), erano invitati a consumare l’enorme quantità di cibo parenti e amici in un clima di festa.  l’altare si costituiva di due o tre gradini su cui esporre le pietanze con un drappo ricamato dietro su cui troneggiava l’immagine del Santo. la tavola per il pranzo era davanti o in altra stanza adiacente.

a prucissioni du carru

la festa di sant’Antonio era carterizzata principalmente dalla processione del carro del Santo. era infatti uso, oggi solo a scadenza irregolare (alcuni dicono ogni 15 anni), che il Santo percorresse le strade del paese trasportato su un carro trainato da buoi.  sul carro prendevano posto: u carrittiri (carrettiere), a cummissioni (commissione della festa), u parrinu (il prete) e l’ancileddi (bambini vestiti da angioletti). a terra seguivano il carro i buara (bovari). la processione è stata ripetuta nel 2000 in occasione del ritorno della congregazione alla vita pubblica.

l’addinucchiata

è considerato un gesto di devozione inginocchiarsi nel luogo dove Sant’Antonio lasciò le impronte delle sue ginocchia. (addinucchiarisi dunni lassavi a stampa)

i vistuti

i devoti usavano (e in parte usano) portare un abito votivo marrone, con cordone bianco. lo si indossava per almeno 13 giorni. ai bambini, il giorno del Santo era dato in mano un giglio bianco.


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