la domenica delle palme ha finalmente inizio la grande Settimana Santa. Castelbuono l’ha attesa con ansia e partecipazione per tutto il periodo della Quaresima; si è preparata ad accoglierla solennizzandone tutti i venerdì (vennir i marz). Oltre alla Via Crucis (Vasagra) e alle celebrazioni nelle parrocchie, la quaresima castelbuonese è segnata dall’esposizione del Santissimo Sacramento nella parrocchia di Sant’Antonino martire per le intere giornate dei venerdì con le campane che suonano a “morto”, antico monito di penitenza.
Un sole giocondo e radioso ha accompagnato la celebrazione della Domenica delle palme, detta in castelbuonese “à rama aliv”. Moltissimi i bambini e gli adulti che, nelle tre parrocchie e ai Cappuccini, si sono recati in chiesa a benedire palme, ramoscelli di ulivo (aliv) e rosmarino (spezzacaddozza).
La parrocchia dell’Assunta (Madrice Vecchia) ha aperto le celebrazioni con la processione dalla chiesa dell’Annunziata alla parrocchia, mentre le altre parrocchie hanno eseguito la semplice benedizione davanti la porta della chiesa per poi entrare processionalmente all’interno, magari percorrendo prima un breve tratto del quartiere.
Ma è il pomeriggio della domenica che risveglia il cuore del popolo castelbuonese con la solenne apertura delle SS. Quarantore alla Madrice Nuova: alle ore 16.00 i confratelli del Santissimo Sacramento (du Signur) hanno aperto le ore di adorazione accompagnando il Sacramento per la processione esterna che precede l’intronizzazione solenne.
D’ora in poi tutte le confraternite (17 maschili e 13 femminili), le associazioni, le scuole e le autorità si alterneranno nell’adorazione e nella meditazione curata da un sacerdote chiamato appositamente (pridicatur).
Le confraternite hanno l’obbligo dell’abito secondo il loro statuto e portano in processione l’insegna e i misteri della stessa.
Particolarmente attesa, da chi è in chiesa, è l’entrata della congregazione di turno che avviene con una certa solennità e seguendo antichi dettami. Particolarmente attesa è però l’entrata delle confraternite maschili dedicate alla Madonna del Rosario, che chiudono le ore di adorazione della domenica. Queste due congregazioni partono processionalmente dalla loro sede (l’oratorio del Rosario) festosamente, accompagnate dalla banda cittadina, che posta dinanzi la porta suonerà di nuovo durante la benedizione eucaristica. In occasione dell’entrata di queste due confraternite, per antichissimo privilegio, si accende la grande ninfa centrale.
Il secondo giorno apre e chiude le ore d’adorazione la confraternita di San Pasquale, forse la più numerosa del paese; il terzo giorno chiude definitivamente le ore di adorazione la confraternita di San Vincenzo Ferreri e le Autorità Comunali (u Comun). Anche questo ingresso è particolarmente atteso: le autorità partono processionalmente dalla casa municipale portando, come insegna religiosa, il Crocifisso; al Crocifisso segue la Mazza argentea del potere del 1799, segue l’offerta,ed infine il sindaco con le altre autorità; anche per loro il privilegio della banda (che apre il corteo) e della luminaria.
Chiuse le Quarantore Castelbuono attende il Giovedì Santo.
Il Giovedì Santo si apre con la Messa Crismale , solennemente celebrata nella Cattedrale di Cefalù.
Per i castelbuonesi è la festa della congregazione del Santissimo Sacramento (Signur).
La Messa in Coena Domini è celebrata in tutte le parrocchie e nella chiesa dei Cappuccini; tuttavia sono di particolare rilevanza le celebrazioni che si svolgono nelle due Matrici (nuova e vecchia) entrambe sedi della Confraternita del Santissimo Sacramento.
Alla Matrice Nuova, la confraternita allestisce due tavoli: uno con le primizie della terra (che ricorda l’origine della confraternita stessa) e una con “a cannata, u piattu e i sciucamani” ( Brocca, vassoio e asciugamani). Sul tavolo delle primizie non mancano mai i cucciddati, che sono i pani tipici della festa.
Saranno proprio 12 confratelli ad impersonare gli apostoli nella lavanda dei piedi che si svolge ai piedi del grande altare maggiore. Alla fine della celebrazione i confratelli accompagnano processionalmente il Sacramento (Signor vilatu) al Sepolcro (sulla navata laterale).
Dopo la reposizione, saranno distribuiti, sempre ad opera della confraternita, i “cucciddati” a tutti i fedeli presenti, in segno di gioia e condivisione.
Alla Matrice Vecchia è sempre la confraternita del Santissimo Sacramento ad animare.
È in questo giorno però che fanno ingresso i nuovi confratelli. L’altare delle primizie è allestito direttamente sulla mensa dell’altare maggiore, davanti al quale, ancora oggi si pone il paliotto dell’ultima cena.
Particolare in questa parrocchia è la processione del “Signor Vilatu” che è esterna. Accompagnato dalla confraternita e dai devoti, il Santissimo è condotto nella piazza antistante prima della reposizione.
Tradizionale, magica, quasi ad evocare suoni d’altri tempi, scandisce i vari momenti la Truoccula: questo strumento sostituirà le campane nei prossimi giorni.
Al rientro della processione, il Santissimo è riposto tra le preghiere in dialetto. La più comune inizia per “ quantu è bonu u Signuri…veramenti è Diu d’amuri….”
Anche in questa parrocchia saranno distribuiti, ad opera dei confrati, i “cucciddati”.
Nella parrocchia di Sant’Antonino impersonano gli apostoli 12 confratelli delle 4 congregazioni che fanno capo alla parrocchia stessa (San Pasquale, Sant’Antonino, il Crocifisso e il Cuore di Gesù).
L’allestimento dei sepolcri è meticoloso, e varia, solitamente, di anno in anno. Particolarissimo quest’anno quello dei Cappuccini che ha riprodotto la tavola dell’ultima cena.
Dalla sera del giovedì al mezzogiorno del venerdì la gente compie la così detta “furriata ì sepurcra”, meditando o il Santo Rosario o la Via Crucis in siciliano (Vasagra).
Particolare attenzione si fa, la mattina del Venerdì Santo al giro da compiere (sempre per la furriata) in modo da far coincidere particolari chiese a particolari stazioni. Soste di tutto rispetto sono quelle alla Madrice Vecchia (dove c’è il Cristo Morto e una delle due Addolorate) e alla chiesa da cui uscirà l’Addolorata che varia ad anni alterni (quest’anno la Badia ). In queste due particolari tappe (più in ogni tappa dove ci sia una delle due effigi anche piccolina) si recitano due bellissime preghiere in siciliano “ Diu ti sarvi Addulurata” e il “cincu chiai di Gesuzzu”.  Negli spostamenti da una chiesa all’altra (in tutto 15) si recita il Santo Rosario, meditando momenti e personaggi della passione. Alla Matrice Vecchia è esposto anche l’Ecce Homo(Piatusu).
Mezzogiorno e le tre del pomeriggio saranno scandite dal suono della truoccula.
La funzione delle tre è sempre molto partecipata e seguita dalla “vasata da cruci”. Il momento più atteso però è la processione pomeridiana.
Grande l’emozione quando, subito dopo l’uscita, si intona per la prima volta lo “stabat Mater”. Un gruppo di cantanti seguiranno tutta la processione, davanti alla banda musicale, e in almeno 7 punti – i sette dolori di Maria – intoneranno lo straziante canto: i punti sono 1) chiesa da cui parte; S. Francesco; Sant’Agostino; Piazza Minà palombo (chiazzetta); Edicola dell’Addolorata; piazza Matteotti (supra u ponti), Santissima Trinità (Collegio), piazza Margherita (chiazza ‘nnintra). Durante il canto tutto si ferma. In un silenzio, quasi tombale, la gente lo ascolta e si commuove da secoli.
Particolarità della processione sono:

* Il nero assoluto. È una processione a “lutto” che non tollera colori di alcun genere. Persino l’amministrazione è incolore ed il sindaco porta l’insegna della Confraternita maschile e non indossa la fascia. Il tamburo è velato da un drappo nero battendo colpi discontinui. Gli invitati delle altre confraternite NON indossano il loro tradizionale abitino.

* Le sette soste dello stabat Mater.

* La Madonna e il Cristo Morto non si incontrano mai se non alla chiesa del Collegio e alla chiesa dove rientra la processione

* La Madonna, raffigurata  seduta, a fine processione  quando incontra il figlio morto è fatta “svenire”.

* Arrivati alla chiesa del Collegio la processione entra dentro ed ivi è cantato uno stabat.

* Entrambi i simulacri sono portati in processione dalla confraternita maschile e rigorosamente a spalla.

Alla fine della processione è tradizione una visita alla cripta della Matrice Vecchia, sulle cui pareti si legge la storia dell’arte sacra dal trecento al barocco. Tutte le scene raffigurano la Morte , Passione e Resurrezione del Redentore, e più raffigurazioni di antichi profeti. Di particolare rilievo artistico è la trecentesca “deposizione nel sepolcro” che presenta una struttura unica in Sicilia: “l’arcosolio”. Tra le altre raffigurazioni non si può non ricordare “Gesuzzu ò barcuni” (ECCE HOMO) e “ ù rinvivisciutu” (il Risorto).
La solennità riprenderà il sabato sera con la solenne esposizione sugli altari del Cristo Risorto.
Piatti tipici della settimana sono: i cardi fritti, il baccalà (Venerdì Santo), la cassata, à picuredda di pasta di mandorle, “i cos i pasqua” (con le loro svariate forme), i cucciddata (quelli di San Michele con l’uovo al centro) e ovviamente l’agnello al forno.

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