LA FESTA DEL SS. CROCIFISSO DI GIULIANA

 (testo di Vincenzo Campo)

Due storie la tradizione ci tramanda sull’arrivo del cinquecentesco Crocifisso ligneo a Giuliana.

La prima parla di un gruppo di marinai di Sciacca che stavano portando un Crocifisso nella vicina Chiusa Sclafani su un carro trainato da buoi: arrivati al bivio di Giuliana i buoi, anzichè proseguire il cammino per Chiusa, preferirono salire a Giuliana ove si fermarono irremovibilmente dinanzi alla Chiesa di S. Margherita.

L’altra storia tramanda che persona sconosciuta abbia consegnato il Crocifisso ai Carmelitani i quali a loro volta lo donarono alla Confraternita di S. Margherita che nel 1602 assunse la nuova denominazione del SS. Crocifisso.

Intanto, nel periodo di arrivo del Crocifisso, a Giuliana vi era una grande siccità. Era il 24 Aprile 1579:al Crocifisso venne attribuito il miracolo della pioggia e la guarigione dell’arciprete don Cesare D’Anastasio che da tanto tempo soffriva di un male all’inguine.

Il 22 aprile 1602 Clemente VIII concesse anni cinquecento e altrettante quarantene di indulgenza a chi visitasse la detta immagine del Crocifisso dai primi vespri della festa (venerdì dopo Pasqua) sino al sabato successivo. Tale indulgenza parziale fu resa plenaria da Benedetto XIV.

La festa del SS. Crocifisso, curata dall’omonima Confraternita, è preceduta da un triduo con rosario e canzoni in dialetto siciliano e culmina con la processione il cui itinerario, ornato con rami di ilici (quercus ilex), anticamente era percorso la sera della vigilia da numerosi cavalieri con le torce in mano.

Legata alla festa del Crocifisso è la sagra del pesce. Esiste ai piedi del castello di Federico II un’antica edicola votiva, detta della Madunnuzza, scavata nella roccia e recentemente restaurata. Una lanterna era tenuta sempre accesa in segno di devozione davanti a tale cappella. Narra la tradizione che, in una sera di fitta nebbia,i marinai di Sciacca per rientrare in porto si orientarono con la fioca luce di questa lanterna e in segno di ringraziamento fecero voto di portare il pesce a Giuliana, organizzando una vera e propria sagra.

Ancora oggi il venerdì dopo Pasqua, detto ‘U jornu ‘u Signuri, i giulianesi mangiano pasta con finocchi e sarde, mentre i giovani fidanzati fanno dono alle proprie ragazze di un grande merluzzo ornato con un fiocco rosso.

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

  1. V. Campo, Le Confraternite di Giuliana, Corleone, 1996.
  2. A. G. Marchese, Il Crocifisso di Giuliana, Palermo, 1997.
  1. V. Campo – G. Scaturro, La chiesa del SS. Crocifisso di Giuliana, Corleone 2001.
  2. V. Campo, E ludamulu tutti l’uri. Raccolta di preghiere dialettali in uso a Giuliana, Corleone 2006.

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